lunedì 7 maggio 2007

il tempo che resta

Il dolore devi affrontarlo. Pensa a tutte le cose che avete fatto insieme, ti aiuteranno, solo le uniche cose che ti possono aiutare. Le parole, no. Pensa che se non fosse riuscita superare la sua malattia, non l’avresti mai incontrata, e invece ti ha regalato sei anni magnifici. Senza chiedere nulla in cambio. Avresti voluto non conoscerla per paura del dolore?
Ma no che ragionamenti..
Forse aveva finito il suo compito qui, e visto che tu sei stato vicino a lei in questi anni, forse il suo compito era quello di conoscerti e di farti ‘evolvere’.
Certo, mi ha cambiato, mi ha migliorato..
Pensa a i suoi sorrisi e alle sue mani, ai suoi occhi e alle sue spalle.
Lei è vicina, ti tiene per mano. Io la tengo per mano, sempre. Ma pensa ancora a tutte le cose che potevamo fare insieme. Pensa ai posti che avremmo potuto vedere, alle sere magiche che avremmo potuto inventarci, agli abbracci che mancano all’appello, ai baci, alle carezze, alle cose che stavamo costruendo e che si sono dissolte come un castello di sabbia costruito troppo vicino al mare.
Si ma è andata cosi, ora puoi rimpiangere o ripartire da lei..
E’ andata cosi, è andata male, voi partite pure, non vi preoccupate, io magari un giorno vi raggiungo. E’ andato tutto male, voglio stare un po’ da solo a pensare. A costruire nella mia testa quello che sarebbe potuto essere della mia vita. La voglio vedere come in un bel film, dentro a un cinema vuoto ma comodo, con i soliti due che si incontrano si amano e alla fine stanno insieme per il tempo che gli resta. E quando finirà non voglio uscire dalla sala, voglio rivederlo e rivederlo ancora. Voi andate, non mi aspettate, io sono contento cosi. Forse ogni tanto mi penserete, o penserete a lei che in fondo è la stessa cosa. Perché quando pensate a lei che è morta, pensate a me che sono qui, e quando riflettete sul perché sono qui allora penserete a lei che non c’è più. In fondo non è complicato, come poteva essere diversamente. Quindi andate, ridete e se un giorno, anche se per un giorno solo, non vi ricorderete del dolore, io vi invidierò ma non ve ne farò certo un colpa. Io mi guardo il mio film, dove lei diventa ogni giorno più bella, dove si invecchia insieme, dove i nostri sogni diventano veri anche se solo luce proiettata su un telo della mia testa. Che male c’è in fondo, non penserete che possa tornare e divertirmi e a divertire come una volta. Non ne ho la voglia, perché di tempo ne avrei. Quanto tempo, mio dio, quanto tempo che ho. Tutto il tempo che avevamo.
Cammina con me amore mio. Ecco la mia mano.

sabato 5 maggio 2007

'moon river'


  1. Era poco tempo fa. Stavamo cercando un compromesso per vederci un film assieme. Conoscevo i suoi gusti e mi venne in mente ‘colazione da tiffany’. Non lo aveva mai visto, ed ero sicuro che gli sarebbe piaciuto.
    Quella sera è un ricordo. I ricordi sono quei colori particolari che riescono a dipingerti l’anima. Lei lo guardava con i suoi occhiali bianchi ben poggiati sul nasino, e dalla sua espressione capivo che gli piaceva. Ogni tanto si girava per guardarmi: “mano”, ecco la mano.
    Quella sera, una sera come tante, diventò magia. Non per il bel film, ma per lei. Lei era in grado di dipingermi l’anima semplicemente ‘essendoci’. Le cose che mi mancano di più sono quei momenti, che non pensi di fotografare o di riprendere, di registrare in qualche modo, perché li vivi pensando che domani ci risaranno. Tutti li in fila li uno per uno, perché domani ci sarà nuovamente lei a dipingere qualche altro muro della tua anima.
    E quella canzone che ti aveva commosso, ora te la regalo, sperando che ovunque tu sia, la potrai riascoltare pensando a quella sera come tante. Non finirò mai di ringraziarti.

venerdì 4 maggio 2007

lampi

A volte i ricordi sono come lampi. Te stai li e all’improvviso ti illuminano. Ti ricordi di quella sera che siete andati a mangiare una pizza fuori in quel ristorantino che hai visto una sola volta in vita tua. Quella volta li. Sono come fulmini, perché nel momento in cui te li ricordi, ti passano davanti in tutta la loro interezza, senza perdere neanche un colore. È un brivido che non percorre la schiena ma la tua vita. È un sentiero che per un momento solo ti riporta realmente li in quel posto. Li, insieme a lei mentre ridevi. Tanti anni fa, pochi anni fa non importa, il tempo non ha misura in quel preciso istante. Sai solo che sei tu e lei in un momento in cui vorresti riessere. In uno di quei momenti che ti accorgi che di fronte non hai una persona qualsiasi ma la persona di cui ti sei o ti stai innamorando. E’ come un lampo che ti illumina quel cielo che è sempre nero. Dura quanto può durare un lampo, e appena finito ritorni a contemplare l’oscurità, in attesa di un altro lampo. Cosi ti rendi conto che la cosa che ti illumina davvero la vita è l’amore. Anche nella disperazione, il ricordo e la certezza del tuo amore ti consola, ti abbraccia e ti riscalda. Lo sai che dopo devi tornare alla realtà, quella realtà che non ti somiglia più, che non vuoi nemmeno conoscere.
Avrò migliaia di lampi da vedere nel mio cielo, perchè ogni giorno, Chiara me ne regalava uno. Con un sorriso, una carezza o una battuta. Lei era fatta cosi, amava regalare i suoi sentimenti, sapeva che la cosa più importante è vivere per amare e se ami, vivi.
Non smetterò mai di ringraziarti, tesoro mio. Per tutto e per sempre. Ma so che non smetterai mai di mancarmi come mi potrebbe mancare il sangue nelle vene.

giovedì 3 maggio 2007

una notte

“vuoi la spremuta, amò?”
“si, grazie”
“accendi il caffé che la macchinetta è già pronta”. Preparava sempre la moka la sera prima. Sempre.
Sta notte è stata la prima notte che ho dormito da solo. Mia sorella ha iniziato a lavorare dopo un mese che mi ha fatto da badante. Silenziosamente, mi è stata vicina, mi ha confortato e fatto compagnia. La ringrazio. Non ci siamo mai detti tanti “ti voglio bene” come in questo periodo.
Ho dormito, non so se è stato un sonno tranquillo o tormentato, sentivo la sua ‘parte’ vuota, non c’era il suo respiro ad accompagnare il mio riposo. Non mi ha detto “abbracciami”. Non c’erano le sue parole a risvegliarmi. Ho fatto il caffé, la spremuta. Tutto per uno. Oggi non ho potuto vedere la sua espressione contrariata quando facevo finta di sbagliare la sua tazza preferita. Nessuno mi darà consigli su come vestirmi. Rincomincerò a mettere insieme colori che non c’entrano nulla, ma qualcosa mi ricordo su come si deve fare. Altri suoi insegnamenti.
Sta notte sul soffitto c’erano come sempre i suoi omini. Nient’altro che i numeri proiettati dalla sveglia che sembrano delle faccette. C’erano quelli antipatici e quelli simpatici. Ma se non c’erano erano guai. Ormai ci facevano compagnia, e ci accompagnavano per tutta la notte. Chiara doveva sempre sapere che ore erano, e che tempo avrebbe fatto. Se perdeva le previsioni, si fiondava sul televideo. Conosceva quasi tutte le pagine a memoria. Anche per sapere cosa davano in tv, lei controllava comunque il televideo. Gli dicevo “basta che giri canale e ci metti un attimo”, ma niente. Mi ero convinto che il televideo ormai esistesse solo per lei. “sarai l’unica persona la mondo a continuare a guardarlo”.
Non provo neanche a descrivere quanto mi manca, non ne sarei capace. So solo che questa è ora la mia vita. Il viaggio continua insieme in maniera differente. La sto cercando ovunque, anche con metodi che fino a poco tempo fa avrei ritenuto quantomeno discutibili. La troverò, perché se è vero che il mondo gira grazie all’Amore, allora l’Amore ci deve qualcosa. Noi al mondo gli abbiamo dato una bella spinta.

mercoledì 2 maggio 2007

la prima volta che ti vidi

Quando ti ho visto la prima volta..
Una volta sei venuta a Roma, e una nostra amica ci ha presentato. Io stavo lavorando e non ho dato molto importanza a quella ragazza appariscente, molto truccata con quell’accento cosi particolare. Ovviamente mi dimenticai quasi subito di tutto, e solo dopo molto tempo me lo ricorderai tu che invece non ti dimenticavi mai niente.
Chi lo avrebbe mai detto che qualche tempo dopo sarei venuto a lavorare nella tua città, dove lavoravi tu. Era l’1-11-2001. Non c’era molta empatia, come te stessa confermi nel diario “per ben 7 mesi c’è stata una totale indifferenza..” . Ognuno a rincorrere la propria vita, si usciva da storie serie e lunghe, e tu che non ti fermavi un attimo e ogni giorno avevi una cosa da fare e da sbrigare: discoteca, shopping, capelli, lavoro, piscina , palestra e chi si ricorda tutto il resto. Mi ricordo chiaramente quando prendevi in giro la mia goffa camminata e il mio essere maldestro. Ma nessun contatto, nessun avvicinamento per ben sette mesi.
Chissà come lavora il destino, che quella volta ci aveva fatto sfiorare a Roma. Poi ci aveva fatto lavorare a assieme a Vicenza ma che solo dopo sette mesi ci ha fatto guardare davvero. Forse la prima volta che ci vedemmo a Roma era già tutto scritto. Se potessi tornare a quel giorno ti correrei dietro e ti direi “ascolta, lo so che mi prenderai per pazzo, ma non perdiamo tempo, ne abbiamo cosi poco..”. C’è qualcuno che si è diverto a giocare con noi. Quanto tempo ci ha fatto perdere.
Eri tornata da Sharm, e c’era la tua festa di compleanno in un locale della zona. Solo allora ci siamo guardati davvero. Come un brivido, come isolarsi da tutti, ogni sguardo era complice. Voleva essere riservato ma tutto veniva detto, cosa stava nascendo non lo sapevamo ma era come andare incontro a una marea di luce. Storditi, c’è lo dicevamo spesso, e poi a guardarci per delle ore. Quella sera c’era molta gente, ma non mi ricordo quasi nulla. Mi ricordo solo che ti guardavo, e mi sembrava impossibile che eri quella ragazza con cui per sette mesi avevo solo scambiato qualche parola. Era impossibile, eri bellissima, era divertente, simpatica, intelligente. Che idioti gli uomini, sempre in cerca di qualcosa che hanno sotto il naso. Ma fortunati quando finalmente se ne accorgono. Fu come essere travolti da un maremoto, volevamo controllare gli eventi, ma gli eventi furono devastati da quello che stava nascendo. Da quel giorno amore mio , ogni giorno, è cresciuto quell’amore che continua a crescere anche oggi. E’ diventato complicità, passione, tenerezza, quotidianità, amicizia, volontà, forza. E’ diventato tutto quello che volevo, che avrei voluto, tutto quello che mi avrebbe circondato e che avrei amato. Quante difficoltà ancora, a breve sarei stato di nuovo trasferito a Roma. La distanza per una storia iniziata da poco poteva essere fatale, ma quello che ci stava succedendo, ci avrebbe cambiato la vita, ci avrebbe ‘donato’ la vita. Tu sei la mia vita, ora come prima, resti la mia vita.

lunedì 30 aprile 2007

un mese e un giorno



Ieri era un mese. Ieri ho fatto silenzio e l’ho ascoltato. Non mi ha detto niente di nuovo, ma ascoltavo tutto. Mi sento stanco, sono stanco di pensare a una vita senza te. Ieri ho capito la condanna, solo ricordi niente più. Belli, bellissimi, felici, colorati, sorrisi, parole, baci, carezze, ma ricordi. Vivi, in un’altra dimensione, forse mi guardi, ti dispiace per come sto. Se mi rassereno ti potrei sentire, nel vento, nel sole, nel mare. Ma il suono della tua voce è un ricordo. La sento chiaramente “amò”, “che fai”,”do sei”, “che buono”, “ma mi vuoi un po’ di bene”, in vicentino in romano, il tuo sorriso.
Ieri era un mese, ho rivisto tua, nostra, nipote, è uguale a te. Mi aspettava dentro casa, mi guardava ferma, nella penombra del salotto. Ho aspettato a salire le scale, perché piangevo, piangevo al ricordo di come l’adoravi. E’ bellissima ed è cresciuta tantissimo. Rideva, e mi guardava come a cercare altro, a cercare te. E’ come te, il tuo sguardo, e quando gli prende di fare la dispettosa, non c’è ne per nessuno. ‘Zia Chiara’, qualcuno ha detto, e lei ha fatto quel gridolino che facevi tu. Solo lei lo riesce a fare bene. Gli racconterò di te, gli racconteranno che zia che ha.
Ieri sono venuto a salutare il tuo corpo che riposa. A metà pomeriggio ci batte il sole. Tu non sei li, sei con noi, non sei li.
Tremo, le mie mani tremano, i mie occhi pure. E’ normale, è normale. Si va avanti, “il tempo, solo il tempo può trasformare il dolore in qualcos’altro”. In che cosa? Vedremo. I tuoi amici, la tua amica di sempre, mi ha recuperato alcune foto in cui hai i capelli corti. Devo ringraziare B. perché è stato lui a mettermele a disposizione. Mi ha fatto una sensazione strana vederti in un periodo che non ho mai conosciuto bene di te. Eri felice, si vede, me lo dicevi. Quando ami, si vede. I tuoi occhi sono sole, anche se sono scuri. Avevi da poco sconfitto il tumore e hai la faccia da ragazzina che non ha paura più di nulla. Via cosi, con la vita che ti scorre dentro. Sei bellissima, bellissima, anche dopo quello che avevi passato. Sul portafotografie hai scritto “Agosto 1996. Che caldo”.
Chiara, aiutami tu, ferma le mie mani. Da pace alla mia mente. Torna da me.

sabato 28 aprile 2007

l'armadio


Domani devo andare a Vicenza. E’ un mese che chiara è andata via, un mese lungo e interminabile pieno di dolore, rabbia, tenerezza e ricordi. I ricordo sono le cose alla quale mi sono aggrappato di più. Oggi ho dovuto svuotare il suo armadio, scegliere quelle cose che voglio tenere con me e rinunciare alla altre. Ho tenuto i suoi pigiami, quello con gli orsi e quello tutto unito che gli teneva tanto caldo durante le notti invernali. Ho tenuto i suoi vestiti preferiti, quelli che quando se li metteva non mancava mai di chiedermi ‘ma come stò?’ e io gli rispondevo sempre ‘stai benissimo’. Si arrabbiava perché gli dicevo sempre cosi, ma era vero, stava bene con tutto. Ho tenuto le sue pantofole, la sua giacca con il collo alla coreana, alcune sue camicie. Poi, ho trovato in fondo all’armadio un vestito che non metteva spesso, ma che secondo gli stava bene in maniera particolare. Un vestito rosso, che gli dava un aria gitana, selvaggia, inafferrabile cosi come a volte era lei. Quando lo indossava, era come se si staccasse da questa realtà, diventava un entità che va al di là della ragione. Chiara era bellissima, la guardavo trattenendo il respiro.
Domani è un mese che Chiara è partita, ho tenuto tutti i miei ricordi, ma non riesco a staccarmi dal dolore. Mi dicono lasciala andare, falla riposare, lei soffre vedendoti soffrire. Lo so che non vorrebbe vedermi cosi, ma come si fa a rassegnarsi ad averla persa. Che significa: lasciala andare?
Mi dicono che Chiara ora è serena. Io ne sono certo, perché lei era sempre serena, ma questo mi può consolare solo in parte.
Ho tenuto alcune delle sue cose, le cose che mi ricordano i suoi sorrisi e la sua vita, la nostra vita. Mi tengo anche il mio dolore ormai compagno di viaggio, senza odio oggi, perché anche lui in parte mi aiuta a rivivere quello che provo per lei.
Ti amo, amore mio.